Carta Italiana del Restauro 1972
MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Circolare n° 117 del 6 aprile 1972
Il Ministero della Pubblica Istruzione
nellintento di pervenire a criteri uniformi nella
specifica attività dellAmministrazione delle
Antichità e Belle Arti nel campo della conservazione del
patrimonio artistico, ha rielaborato, sentito il parere
del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti, le
norme sul restauro.
Tali norme prendono il nome di "Carta di Restauro
1972", sono precedute da una breve relazione e
seguite da quattro distinte relazioni contenenti
istruzioni per:
La salvaguardia ed il restauro delle antichità
La condotta dei restauri architettonici
Lesecuzione dei restauri pittorici e scultorei
La tutela dei centri storici
Le relazioni sono da ritenersi documenti integranti la
Carta stessa.
RELAZIONE ALLA CARTA DEL RESTAURO
La coscienza che le opere darte, intese
nellaccezione più vasta che va dallambiente
urbano ai monumenti architettonici a quelli di pittura e
scultura, e dal reperto Paleolitico alle espressioni
figurative delle culture popolari, debbano essere
tutelate in modo organico e paritetico, porta
necessariamente alla elaborazione di norme
tecnico-giuridiche che sanciscano i limiti entro i quali
va intesa la conservazione, sia come salvaguardia e
prevenzione, sia come intervento di restauro propriamente
detto. In tal senso costituisce titolo donore della
cultura italiana che, a conclusione di una prassi di
restauro che via via si era emendata dagli arbitri del
restauro di ripristino, venisse elaborato già nel 1931
un documento che fu chiamato Carta del Restauro, dove,
sebbene l'oggetto fosse ristretto ai monumenti
architettonici, facilmente potevano attingersi ed
estendersi le norme generali per ogni restauro anche di
opere darte pittoriche e scultoree.
Disgraziatamente tale Carta del Restauro non ebbe mai
forza di legge, e quando, successivamente, per la sempre
maggiore coscienza che si veniva a prendere dei pericoli
ai quali esponeva le opere darte un restauro
condotto senza precisi criteri tecnici, si intese, nel
1938, sovvenire a questa necessità, sia creando
lIstituto Centrale dl Restauro per le opere d'arte,
sia incaricando una Commissione ministeriale di elaborare
delle norme unificate che a partire dall'archeologia
abbracciassero tutti i rami delle arti figurative; tali
norme, da definirsi senz'altro auree, rimasero
anchesse senza forza di legge, quali istruzioni
interne dell'Amministrazione, né la teoria o la prassi
che in seguito vennero elaborate dallIstituto
Centrale del Restauro furono estese a tutti i restauri di
opere darte della Nazione.
Il mancato perfezionamento giuridico di tale
regolamentazione di restauro non tardò a rivelarsi come
deleterio, sia per lo stato di impotenza in cui lasciava
davanti agli arbitri del passato anche in campo di
restauro (e soprattutto di sventramenti e alterazioni di
antichi ambienti), sia in seguito alle distruzioni
belliche, quando un comprensibile ma non meno biasimevole
sentimentalismo, di fronte ai monumenti danneggiati o
distrutti, viene a forzare la mano e a ricondurre a
ripristini e a ricostruzioni senza quelle cautele e
remore che erano state vanto dell'azione italiana di
restauro. Né minori guasti dovevano prospettarsi per le
richieste di una malintesa modernità e di una grossolana
urbanistica, che nellaccrescimento delle città e
col movente del traffico portava proprio a non rispettare
quel concetto di ambiente, che, oltrepassando il criterio
ristretto del monumento singolo, aveva rappresentato una
conquista notevole della Carta del Restauro e delle
successive istruzioni.
Riguardo al più dominabile campo delle opere
darte, pittoriche e scultoree, sebbene, anche in
mancanza di norme giuridiche, una maggiore cautela nel
restauro abbia evitato danni gravi quali le conseguenze
delle esiziali puliture integrali, come purtroppo è
avvenuto allEstero, tuttavia lesigenza
dellunificazione di metodi si è rivelata
imprescindibile, anche per intervenire validamente sulle
opere di proprietà privata, ovviamente non meno
importanti, per il patrimonio artistico nazionale, di
quelle di proprietà statale o comunque pubblica.
CARTA DEL RESTAURO 1972
Art. 1 - Tutte le opere d'arte di ogni epoca, nella
accezione più vasta, che va dai monumenti architettonici
a quelli di pittura e scultura, anche se in frammenti, e
dal reperto paleolitico alle espressioni figurative delle
culture popolari e dell'arte contemporanea, a qualsiasi
persona o ente appartengano, ai fini della loro
salvaguardia e restauro, sono oggetto delle presenti
istruzioni che prendono il nome di "Carta del
Restauro 1972".
Art. 2 - Oltre alle opere indicate nell'articolo
precedente vengono a queste assimilati, per assicurarne
la salvaguardia e il restauro, i complessi di edifici
d'interesse monumentale, storico o ambientale,
particolarmente i centri storici, le collezioni
artistiche e gli arredamenti conservati nella loro
disposizione tradizionale; i giardini e i parchi che
vengono considerati di particolare importanza.
Art. 3 - Rientrano nella disciplina delle presenti
istruzioni, oltre alle opere definite agli artt. 1 e 2,
anche le operazioni volte ad assicurare la salvaguardia e
il restauro dei resti antichi in rapporto alle ricerche
terrestri e subacquee.
Art. 4 - S'intende, per salvaguardia qualsiasi
provvedimento conservativo che non implichi l'intervento
diretto sull'opera: s'intende per restauro qualsiasi
intervento volto a mantenere in efficienza, a facilitare
la lettura e a trasmettere integralmente al futuro le
opere e gli oggetti definiti agli articoli precedenti.
Art. 5 - Ogni Soprintendenza ed Istituto responsabile in
materia di conservazione del patrimonio storico-artistico
e culturale compilerà un programma annuale e specificato
dei lavori di salvaguardia e di restauro nonché delle
ricerche nel sottosuolo e sott'acqua, da compiersi per
conto sia dello stato sia di altri Enti o persone, che
sarà approvato dal Ministero della Pubblica Istruzione
su conforme parere del Consiglio Superiore delle
Antichità e Belle Arti.
Nell'ambito di tale programma, anche successivamente alla
presentazione dello stesso, qualsiasi intervento sulle
opere di cui all'art. 1 dovrà essere illustrato e
giustificato da una relazione tecnica dalla quale
risulteranno, oltre alle vicissitudini conservative
dell'opera, lo stato attuale della medesima, la natura
degli interventi ritenuti necessari e la spesa occorrente
per farvi fronte.
Detta relazione sarà parimenti approvata dal Ministero
della Pubblica Istruzione, previo, per i casi emergenti o
dubbi e per quelli previsti dalla legge, parere del
Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti.
Art. 6 - In relazione ai fini ai quali per l'art. 4
devono corrispondere le operazioni di salvaguardia e
restauro, sono proibiti indistintamente, per tutte le
opere d'arte i cui agli artt. 1, 2 e 3:
1. completamenti in stile o analogici, anche in forme
semplificate e pur se vi siano documenti grafici o
plastici che possano indicare quale fosse stato o dovesse
apparire l'aspetto dell'opera finita;
2. rimozioni o demolizioni che cancellino il passaggio
dell'opera attraverso il tempo, a meno che non si tratti
di limitate alterazioni deturpanti o incongrue rispetto
ai valori storici dell'opera o di completamenti in stile
che falsifichino l'opera;
3. rimozione, ricostruzione o ricollocamento in luoghi
diversi a quelli originari; a meno che ciò non sia
determinato da superiori ragioni di conservazione;
4. alterazione delle condizioni accessorie o ambientali
nelle quali è arrivata sino al nostro tempo l'opera
d'arte, il complesso monumentale o ambientale, il
complesso d'arredamento, il giardino, il parco, ecc.;
5. alterazione o rimozione delle patine.
Art. 7 - In relazione ai medesimi fini di cui all'art. 6
e per tutte indistintamente le opere di cui agli artt. 1,
2, 3, sono ammesse le seguenti operazioni o
reintegrazioni:
1. aggiunte di parti accessorie in funzione statica e
reintegrazione d piccole parti storicamente accertate,
attuate, secondo i casi, o determinando in modo chiaro la
periferia delle integrazioni, oppure adottando materiale
differenziato seppure accordato, chiaramente
distinguibile a occhio nudo, in particolare nei punti di
raccordo con le parti antiche, inoltre siglate e datate
ove possibile;
2. puliture che, per le pitture e le sculture policrome,
non devono giungere mai allo smalto del colore,
rispettando patina e eventuali vernici antiche; per tutte
le altre specie di opere non dovranno arrivare alla nuda
superficie della materia di cui constano le opere stesse;
3. anastilosi sicuramente documentate, ricomposizione di
opere andate in frammenti, sistemazione di opere
lacunose, ricostituendo gli interstizi di lieve entità
con tecnica chiaramente differenziabile a occhio nudo o
con zone neutre accordate a livello diverso dalle parti
originarie o lasciando in vista il supporto originario,
comunque mai integrando ex novo zone figurate e inserendo
elementi determinanti per la figuratività dell'opera;
4. modificazioni e nuove inserzioni a scopo statico e
conservativo nella struttura interna o nel sostrato o
supporto purché all'aspetto, dopo compiuta l'operazione,
non risulti alterazione né cromatica né per la materia
in quanto osservabile in superficie;
5. nuovo ambientamento o sistemazione dell'opera, quando
non esistano più o siano distrutti l'ambientamento o la
sistemazione tradizionale, o quando le condizioni di
conservazione esigano la rimozione.
Art. 8 - Ogni intervento sull'opera o anche in
contiguità dell'opera ai fini di cui all'art. 4 deve
essere eseguito in modo tale e con tali tecniche e
materie da potere dare affidamento che nel futuro non
renderà impossibile un nuovo eventuale intervento di
salvaguardia o di restauro. Inoltre ogni intervento deve
essere preventivamente studiato e motivato per iscritto
(ultimo comma art. 5) e del suo corso dovrà essere
tenuto un giornale, al quale farà seguito una relazione
finale, con la documentazione fotografica di prima,
durante e dopo l'intervento.
Verranno inoltre documentate tutte le ricerche e analisi
eventualmente compiute col sussidio della fisica, la
chimica, la microbiologia ed altre scienze. Di tutte
queste documentazioni sarà tenuta copia nell'archivio
della Soprintendenza competente e un'altra copia inviata
all'Istituto Centrale del Restauro. Nel caso di puliture,
in un luogo possibilmente liminare della zona operata,
dovrà essere conservato un campione dello stadio
anteriore all'intervento, mentre nel caso di aggiunte, le
parti rimosse dovranno possibilmente essere conservate o
documentate in uno speciale archivio-deposito delle
Soprintendenze competenti.
Art. 9 - L'uso di nuovi procedimenti di restauro e di
nuove materie, rispetto ai procedimenti e alle materie il
cui uso è vigente o comunque ammesso, dovrà essere
autorizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione su
conforme e motivato parere dell'Istituto Centrale del
Restauro, a cui spetterà anche di promuovere azione
presso il Ministero stesso per consigliare materie e
metodi antiquati, nocivi e comunque non collaudati,
suggerire nuovi metodi e l'uso di nuove materie, definire
le ricerche alle quali si dovesse provvedere con una
attrezzatura e con specialisti al di fuori
dell'attrezzatura e dell'organico a sua disposizione.
Art. 10- I provvedimenti intesi a preservare dalle azioni
inquinanti e dalle variazioni atmosferiche, termiche e
idrometriche, le opere di cui agli artt. 1, 2, 3, non
dovranno essere tali da alterare sensibilmente l'aspetto
della materia e il colore delle superfici, o da esigere
modifiche sostanziali e permanenti dell'ambiente in cui
le opere storicamente sono state trasmesse. Qualora
tuttavia modifiche del genere fossero indispensabili per
il superiore fine della conservazione, tali modifiche
dovranno essere fatte in modo da evitare qualsiasi dubbio
sull'epoca in cui sono state eseguite e con le modalità
più discrete.
Art. 11 - I metodi specifici i cui avvalersi come
procedura di restauro singolarmente per i monumenti
architettonici, pittorici, scultorei, per i centri
storici nel loro complesso, nonché per l'esecuzione
degli scavi, sono specificati agli allegati a, b, c, d
alle presenti istruzioni.
Art. 12 - Nei casi in cui sia dubbia l'attribuzione delle
competenze tecniche o sorgano conflitti in materia,
deciderà il Ministro, sulla scorta delle relazioni dei
soprintendenti o capi d'istituto interessati, sentito il
Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti.
Allegato a
Istruzioni per la salvaguardia e il restauro delle
antichità
Oltre alle norme generali contenute negli articoli della
Carta del Restauro, è necessario nel campo delle
antichità tenere presenti particolari esigenze relative
alla salvaguardia del sottosuolo archeologico e alla
conservazione e al restauro dei reperti durante le
ricerche terrestri e subacquee in riferimento all'art. 3.
Il problema di primaria importanza della salvaguardia del
sottosuolo archeologico è necessariamente legato alla
serie di disposizioni e di leggi riguardanti l'esproprio,
l'applicazione di particolari vincoli, la creazione di
riserve e parchi archeologici.
In concomitanza con i vari provvedimenti da prendere nei
diversi casi, sarà comunque sempre da predisporre
l'accurata ricognizione del terreno, volta a raccogliere
tutti gli eventuali dati riscontrabili in superficie, i
materiali ceramici sparsi, la documentazione di elementi
eventualmente affioranti, ricorrendo inoltre all'aiuto
della fotografia aerea e delle prospezioni (elettriche,
elettromagnetiche, ecc.) del terreno, in modo che la
conoscenza quanto più completa possibile della natura
archeologica del terreno permetta più precise direttive
per l'applicazione delle norme di salvaguardia, della
natura e dei limiti dei vincoli, per la stesura dei piani
regolatori, e per la sorveglianza nel caso di esecuzione
di lavori agricoli o edilizi. Per la salvaguardia del
patrimonio archeologico sottomarino, collegata alle leggi
e disposizioni vincolanti gli scavi subacquei e volte ad
impedire l'indiscriminata e inconsulta manomissione dei
relitti di navi antiche e del loro carico, di ruderi
sommersi e di sculture affondate, si impongono
provvidenze particolarissime, a cominciare dalla
esplorazione sistematica delle coste italiane con
personale specializzato, al fine i arrivare alla
compilazione accurata di una Forma Maris con
l'indicazione di tutti i relitti e i monumenti sommersi,
sia ai fini della loro tutela sia ai fini della
programmazione delle ricerche scientifiche subacquee. Il
recupero di un relitto di una imbarcazione antica non
dovrà essere iniziato prima di aver predisposto i locali
e la particolare necessaria attrezzatura che permettano
il ricovero dei materiali recuperati dal fondo marino,
tutti quegli specifici trattamenti che richiedono
soprattutto le parti lignee, con lunghi e prolungati
lavaggi, bagni di particolari sostanze consolidanti, con
determinato condizionamento dell'aria e della
temperatura. I sistemi di sollevamento e di recupero di
imbarcazioni sommerse dovranno essere studiati di volta
in volta in relazione allo stato particolare dei relitti,
tenendo conto anche delle esperienze acquisite
internazionalmente in questo campo, soprattutto negli
ultimi decenni. In queste particolari condizioni di
rinvenimento - come anche nelle normali esplorazioni
archeologiche terrestri - dovranno considerarsi le
speciali esigenze di conservazione e di restauro degli
oggetti secondo il loro tipo e la loro materia: ad
esempio, per i materiali ceramici e per le anfore si
prenderanno tutti gli accorgimenti che consentano
l'identificazione di eventuali residui o tracce del
contenuto, costituenti preziosi dati per la storia del
commercio e della vita nell'antichità; particolare
attenzione dovrà inoltre esercitarsi per il riscontro e
il fissaggio di eventuali iscrizioni dipinte,
specialmente sul corpo delle anfore. Durante le
esplorazioni archeologiche terrestri, mentre le norme di
recupero e di documentazioni rientrano più
specificatamente nel quadro delle norme relative alla
metodologia degli scavi, per ciò che concerne il
restauro debbono osservarsi gli accorgimenti che, durante
le operazioni di scavo, garantiscano l'immediata
conservazione dei reperti, specialmente se essi sono più
facilmente deperibili, e l'ulteriore possibilità di
salvaguardia e restauro definitivi.
Nel caso del ritrovamento di elementi dissolti di
decorazioni in stucco o in pittura o in mosaico o in opus
sectile è necessario, prima e durante la loro rimozione,
tenerli uniti con colate di gesso, con garze e adeguati
collanti, in modo da facilitarne la ricomposizione e il
restauro in laboratorio. Nel recupero di vetri è
consigliabile non procedere ad alcuna pulitura durante lo
scavo, per la facilità con cui sono soggetti a
sfaldarsi. Per quel che riguarda ceramiche e terrecotte
è indispensabile non pregiudicare, con lavaggi o
affrettate puliture, l'eventuale presenza di pitture,
vernici, iscrizioni. Particolari delicatezze s'impongono
nel raccogliere oggetti o frammenti di metallo
specialmente se ossidati, ricorrendo oltre che a sistemi
di consolidamento eventualmente anche ad adeguati
supporti. Speciale attenzione dovrà essere rivolta alle
possibili tracce o impronte dei tessuti. Rientra nel
quadro soprattutto dell'archeologia pompeiana l'uso,
ormai largamente e brillantemente sperimentato, di
ottenere calchi dei negativi di piante e di materiali
organici deperibili mediante colate di gesso nei vuoti
rimasti nel terreno. Ai fini dell'attuazione di queste
istruzioni si rende necessario che, durante lo
svolgimento degli scavi, sia garantita la disponibilità
di restauratori pronti, quando necessario, al primo
intervento di recupero e fissaggio.
Con particolare attenzione dovrà esser considerato il
problema del restauro di quelle opere d'arte destinate a
rimanere o ad essere ricollocate, dopo il distacco, nel
luogo originario, particolarmente le pitture e i mosaici.
Sono stati sperimentati con successo vari tipi di
supporti, di intelaiature e di collanti in relazione alle
condizioni climatiche, atmosferiche e igrometriche, che
per le pitture permettono il ricollocamento negli
ambienti adeguatamente coperti di un edificio antico,
evitando il diretto contatto con la parete e attuando
invece un facile montaggio e una sicura conservazione.
Sono comunque da evitare integrazioni, dando alle lacune
una tinteggiatura simile a quella dell'intonaco grezzo,
come è da evitare l'uso di vernici o di cere per
ravvivare i colori perché sempre soggette ad
alterazioni, bastando una accurata pulitura delle
superfici originali.
Riguardo ai mosaici è preferibile, quando è possibile,
il ricollocamento nell'edificio da cui provengono e di
cui costituiscono l'integrante decorazione, e in tal
caso, dopo lo strappo - che con i metodi moderni può
essere fatto anche per grandi superfici senza operare
tagli - il sistema di cementazione con anima metallica
inossidabile risulta tuttora quello più idoneo e
resistente agli agenti atmosferici. Per i mosaici
destinati invece ad una esposizione in museo è ormai
largamente usato il supporto "a sandwich" di
materiali leggeri, resistente e maneggevole.
Particolari esigenze di salvaguardia dai pericoli
derivanti dall'alterazione climatica richiedono gli
interni con pitture parietali in posto (grotte
preistoriche, tombe, piccoli ambienti); in questi casi è
necessario mantenere costanti due fattori essenziali per
la migliore conservazione delle pitture: il grado di
umidità ambientale e la temperatura ambiente. Tali
fattori vengono facilmente alterati da cause esterne ed
estranee all'ambiente, specialmente dall'affollamento dei
visitatori, da illuminazione eccessiva, da forti
alterazioni atmosferiche esterne; si rende perciò
necessario studiare particolari cautele anche
nell'ammissione di visitatori, mediante camere di
climatizzazione interposte fra l'ambiente antico da
tutelare e l'esterno. Tali precauzioni vengono già
applicate nell'accesso ai monumenti preistorici dipinti
in Francia e in Spagna, e sarebbero auspicabili anche per
molti nostri monumenti (tombe di Tarquinia).
Per il restauro dei monumenti archeologici, oltre alle
norme generali contenute nella Carta del Restauro e nelle
Istruzioni per la condotta dei restauri architettonici,
saranno da tenere presenti alcune esigenze in relazione
alle particolari tecniche antiche. Innanzitutto, quando
per il restauro completo di un monumento, che ne comporta
necessariamente anche lo studio storico, si debba
procedere a saggi di scavo, allo scoprimento delle
fondazioni, le operazioni debbono esser condotte col
metodo stratigrafico che può offrire preziosi dati per
le vicende e le fasi dell'edificio stesso. Per il
restauro di cortine di opus incertum, quasi reticulatum,
reticulatum e vittatum, se si usano la stessa quantità
di tufo e gli stessi tipi di tufelli, si dovranno
mantenere le parti restaurate su un piano leggermente
più arretrato, mentre per le cortine laterizie sarà
opportuno scalpellare o rigare la superficie dei mattoni
moderni. Per il restauro di strutture in opera quadrata
è stato favorevolmente sperimentato il sistema di
ricreare i blocchi nelle misure antiche, usando peraltro
scaglie dello stesso materiale cementato con malta
mescolata in superficie con polvere dello stesso
materiale per ottenere un'intonazione cromatica.
Quale alternativa all'arretramento della superficie nelle
integrazioni di restauro moderno, si può utilmente
praticare un solco di contorno che delimiti la parte
restaurata o inserirvi una sottile lista di materiali
diversi.
Così pure può consigliarsi in molti casi un
diversificato trattamento superficiale dei nuovi
materiali mediante idonea scalpellatura delle superfici
moderne.
Sarà infine opportuno collocare in ogni zona restaurata
targhette con la data o incidervi sigle o speciali
contrassegni. L'uso di cemento con superficie rivestita
di polvere del materiale stesso del monumento da
restaurare può risultare utile anche nell'integrazione
di rocchi di colonne antiche di marmo o di tufo o
calcare, studiando il tono più o meno scabro da tenere
in relazione al tipo di monumento; in ambiente romano, il
marmo bianco può essere integrato con travertino o
calcare, in accostamenti già sperimentati con successo
(restauro del Valadier all'arco di Tito). Nei monumenti
antichi e particolarmente in quelli di epoca arcaica o
classica è da evitare l'accostamento di materiali
diversi e anacronistici nelle parti restaurate, che
risulta stridente e offensivo anche dal punto di vista
cromatico, mentre si possono usare vari accorgimenti per
differenziare l'uso di materiale stesso con cui è
costruito il monumento e che è preferibile mantenere nei
restauri.
Un problema particolare dei monumenti archeologici è
costituito alle coperture dei muri rovinati, per le quali
è anzitutto da mantenere la linea frastagliata del
rudere, ed è stato sperimentato l'uso della stesura di
uno strato di malta mista a cocciopesto che sembra dare i
migliori risultati sia dal punto di vista estetico sia da
quello della resistenza agli agenti atmosferici. Riguardo
al problema generale del consolidamento dei materiali
architettonici e delle sculture all'aperto, sono da
evitare sperimentazioni con metodi non sufficientemente
comprovati, tali da recare danni irreparabili. Le
provvidenze per i! restauro e la conservazione dei
monumenti archeologici vanno peraltro studiate anche in
relazione alle differenti esigenze climatiche dei vari
ambienti, particolarmente differenziati in Italia.
Allegato b
Istruzioni per la condotta dei restauri architettonici
Premesso che le opere di manutenzione tempestivamente
eseguite assicurano lunga vita ai monumenti, evitando
l'aggravarsi dei danni, si raccomanda la maggiore cura
possibile nella continua sorveglianza degli immobili per
i provvedimenti di carattere preventivo, anche al fine di
evitare interventi di maggiore ampiezza.
Si ricorda inoltre la necessità di considerare tutte le
operazioni di restauro sotto il sostanziale profilo
conservativo, rispettando gli elementi aggiunti ed
evitando comunque interventi innovativi o di ripristino.
Sempre allo scopo di assicurare la sopravvivenza dei
monumenti, va inoltre attentamente vagliata la
possibilità di nuove utilizzazioni degli antichi edifici
monumentali, quando queste non risultino incompatibili
con gli interessi storico-artistici. I lavori di
adattamento dovranno essere limitati al minimo,
conservando scrupolosamente le forme esterne ed evitando
sensibili alterazioni all'individualità tipologica,
all'organismo costruttivo ed alla sequenza dei percorsi
interni. La redazione del progetto per il restauro di
un'opera architettonica deve essere preceduta da un
attento studio sul monumento condotto da diversi punti di
vista (che prendano in esame la sua posizione nel
contesto territoriale o nel tessuto urbano, gli aspetti
tipologici, le emergenze e qualità formali, i sistemi e
i caratteri struttivi, ecc.), relativamente all'opera
originaria, come anche alle eventuali aggiunte o
modifiche. Parte integrante di questo studio saranno
ricerche bibliografiche, iconografiche e archivistiche,
ecc., per acquisire ogni possibile dato storico. Il
progetto si baserà su un completo rilievo grafico e
fotografico da interpretare anche sotto il profilo
metrologico, dei tracciati regolatori e dei sistemi
proporzionali, e comprenderà un accurato specifico
studio per la verifica delle condizioni i stabilità.
L'esecuzione dei lavori pertinenti al restauro dei
monumenti, consistendo in operazioni spesso delicatissime
e sempre di grande responsabilità, dovrà essere
affidata ad imprese specializzate e possibilmente
condotta "in economia", invece che
contabilizzata "a misura" o "a
cottimo".
I restauri debbono essere continuamente vigilati e
diretti per assicurarsi della buona esecuzione e per
poter subito intervenire qualora si manifestino fatti
nuovi, difficoltà o dissesti murari; per evitare infine,
specie quando operano il piccone e il martello, che
scompaiano elementi prima ignorati od eventualmente
sfuggiti all'indagine preventiva, ma certamente utili
alla conoscenza dell'edificio ed alla condotta del
restauro. In particolare il direttore dei lavori, prima
di raschiare tinteggiature o eventualmente rimuovere
intonaci, deve accertare l'esistenza o meno di qualsiasi
traccia di decorazioni, quali fossero le originarie grane
e coloriture delle pareti e delle volte.
Esigenza fondamentale del restauro è quella di
rispettare e salvaguardare l'autenticità degli elementi
costitutivi.
Questo principio deve sempre guidare e condizionare le
scelte operative. Per esempio, nel caso di murature fuori
piombo, anche se perentorie necessità ne suggeriscano la
demolizione e la ricostruzione, va preliminarmente
esaminata e tentata la possibilità di raddrizzamento
senza sostituire le murature originarie. Così la
sostituzione delle pietre corrose potrà avvenire
soltanto per comprovate gravissime esigenze. Le
sostituzioni e le eventuali integrazioni di paramenti
murari, ove necessario e sempre nei limiti più
ristretti, dovranno essere sempre distinguibili dagli
elementi originari, differenziando i materiali o le
superfici di nuovo impiego; ma in genere appare
preferibile operare lungo la periferia dell'integrazione
con un chiaro e persistente segno continuo a
testimonianza dei limiti dell'intervento. Ciò potrà
ottenersi con laminetta di metallo idoneo, con una
continua serie di sottili frammenti di laterizi o con
solchi visibilmente più larghi e profondi, secondo i
diversi casi.
Il consolidamento delle pietre o di altri materiali
dovrà essere sperimentalmente tentato quando i metodi
lungamente provati dall'Istituto Centrale del Restauro
diano effettive garanzie. Ogni precauzione dovrà essere
adottata per evitare l'aggravarsi delle situazioni; così
pure ogni intervento dovrà essere messo in opera per
eliminare le cause dei danni. Per esempio, appena si
notano pietre spaccate da grappe o perni di ferro che con
l'umidità si gonfiano, conviene smontare la parte offesa
e sostituire il ferro col bronzo o con il rame; o meglio,
con acciaio inossidabile, che presenta il vantaggio di
non macchiare le pietre.
Le sculture in pietra poste all'esterno degli edifici o
nelle piazze debbono essere vigilate, intervenendo quando
sia possibile adottare, attraverso la prassi
sopraindicata, un metodo collaudato di consolidamento o
di protezione anche stagionale. Qualora ciò risulti
impossibile, converrà trasferire la scultura in un
locale interno. Per la buona conservazione delle fontane
di pietra o di bronzo, occorre decalcificare l'acqua,
eliminando le incrostazioni calcaree e le periodiche
dannose ripuliture. La patina delle pietre deve essere
conservata per evidenti ragioni storiche, estetiche ed
anche tecniche, in quanto essa disimpegna in genere
funzioni protettive, come è attestato dalle corrosioni
che prendono inizio dalle lacune della patina. Si possono
asportare le materie accumulate sopra le pietre -
detriti, polvere, fuliggine, guano di colombi ecc. -
usando solo spazzole vegetali o getti d'aria a pressione
moderata. Dovranno perciò essere evitate le spazzole
metalliche, i raschietti, come pure sono, in generale, da
escludere getti a forte pressione di sabbia naturale, di
acqua e di vapore e perfino sconsigliabili i lavaggi di
qualsiasi natura.
Allegato c
Istruzioni per l'esecuzione di restauri pittorici e
scultorei
OPERAZIONI PRELIMINARI
La prima operazione da compiere, prima di ogni intervento
di restauro su qualsiasi opera d'arte pittorica o
scultorea, è un'accurata ricognizione dello stato di
conservazione. In tale ricognizione rientra
l'accertamento dei vari strati materici di cui l'opera
può risultare composta - e se originari o aggiunti - e
la determinazione approssimativa delle varie epoche nelle
quali le stratificazioni, le modifiche, le aggiunte
vennero a prodursi.
Verrà quindi redatto un resoconto che costituirà parte
integrante del programma e l'esordio del giornale di
restauro. Successivamente dovranno eseguirsi, dell'opera,
le fotografie indispensabili a documentarne lo stato
precedente all'intervento di restauro, e tali fotografie
verranno eseguite, a seconda dei casi, oltre che a luce
naturale, a luce monocromatica, ai raggi ultravioletti
semplici o filtrati, ai raggi infrarossi. È sempre
consigliabile eseguire, anche in casi che non rivelino ad
occhio nudo delle sovrapposizioni, radiografie ai raggi
molli. Nel caso di pitture mobili, anche il tergo del
dipinto andrà fotografato.
Se dalle documentazioni fotografiche, che saranno
annotate nel giornale di restauro, risulteranno degli
elementi problematici, questi andranno riferiti nella
loro problematicità. Dopo avere eseguito le fotografie
dovranno operarsi dei prelievi minimi che interessino
tutti gli strati fino al supporto, in luoghi non capitali
dell'opera, per compierne delle sezioni stratigrafiche,
qualora esistano stratificazioni o vi sia da accertare lo
stato della preparazione.
Dei rilievi dovrà essere segnato il punto preciso nella
fotografia a luce naturale e apposta l'annotazione col
riferimento alla fotografia nel giornale di restauro.
Per quanto riguarda i dipinti murali, o su pietra,
terracotta o altro supporto (immobili), occorrerà
assicurarsi delle condizioni del supporto in relazione
alla umidità, definire se si tratti di umidità di
infiltrazione, per condensazione o per capillarità;
eseguire dei prelievi della malta e del conglomerato del
muro e misurarne il grado di umidità.
Qualora si notino o si suppongano formazioni fungine,
anche su queste andranno esperite analisi di
microbiologia. Il problema più particolare delle
sculture, ove non si tratti di sculture dipinte o
verniciate, sarà di accertarsi dello stato di
conservazione della materia in cui sono eseguite, ed
eventualmente compiere delle radiografie.
PREVIDENZE DA ATTUARE NELL'ESECUZIONE DELL'INTERVENTO DI
RESTAURO
Le indagini preliminari avranno dato modo di orientare
l'intervento di restauro nella direzione giusta, sia che
si tratti di pulitura semplice, di fissaggio, di
rimozione, di ridipinture, di trasporto, di
ricomposizione di frammenti. Tuttavia l'indagine che
sarebbe la più importante per la pittura, la
determinazione della tecnica impiegata, non sempre potrà
avere una risposta scientifica, e pertanto la cautela e
l'esperimento per le materie da usare nel restauro non
dovranno credersi resi superflui da un riconoscimento
generico, fatto su base empirica e non scientifica, della
tecnica usata nella pittura in questione.
Circa la pulitura, questa potrà essere seguita
principalmente in due modi: e con mezzi meccanici e con
mezzi chimici. Da escludere comunque qualsiasi mezzo che
tolga la visibilità o la possibilità di intervento e
controllo diretto nel dipinto (come nella cassetta Pethen
Koppler e simili).
I mezzi meccanici (bisturi) dovranno essere usati sempre
con il controllo del pinacoscopio, anche se non sempre
sotto la lente del medesimo.
I mezzi chimici (solventi) devono risultare di natura
tale da potere essere immediatamente neutralizzati,
inoltre volatili e tali cioè da non fissarsi
durevolmente negli strati del dipinto. Prima di usarli
verranno eseguiti degli esperimenti per assicurarsi che
non possano intaccare la vernice originaria del dipinto,
ove dalle sezioni stratigrafiche risulti uno strato per
lo meno presumibilmente come tale. Prima di procedere
alla pulitura, con qualsiasi mezzo venga eseguita,
occorre tuttavia controllare minutamente la statica del
dipinto, su qualsiasi supporto risulti, e procedere al
fissaggio delle parti sollevate o pericolanti. Tale
fissaggio potrà essere eseguito, a seconda dei casi, o
localmente o con una soluzione distesa uniformemente, la
cui penetrazione possa venire assicurata da una sorgente
i calore costante e non pericolosa per la conservazione
del dipinto. Ma comunque il fissaggio sia eseguito, è
regola stretta che venga ritolta qualsiasi traccia di
fissativo dalla superficie pittorica. A questo scopo,
dopo il fissaggio, dovrà essere esperito un minuto esame
al pinacoscopio. Quando si debba procedere ad una
velatura generale del dipinto, per operazioni da compiere
al supporto, è tassativo che tale velatura sia fatta
dopo il consolidamento delle parti o sollevate o
pericolanti e con un collante facilissimamente diluibile
e diverso da quello impiegato nel fissaggio delle parti
sollevate o pericolanti. I Se il supporto ella pittura
sia ligneo o attaccato da tarli, termiti ecc., si dovrà
sottoporre la Pittura all'azione di gas idonei a uccidere
gli insetti senza danneggiare la pittura. Da evitarsi
l'imbibizione con liquidi. Qualora lo stato del supporto
o quello dell'imprimitura o tutte due insieme - per
dipinti mobili - esigano la distruzione o comunque la
rimozione del supporto e la sostituzione
dell'imprimitura, occorrerà che la vecchia imprimitura
venga rimossa per intero a mano col bisturi, inquantoché
assottigliarla non sarebbe sufficiente, a meno che solo
il supporto sia fatiscente e l'imprimitura risulti in
buono stato. La conservazione, ove possibile,
delli'imprimitura è sempre consigliabile per mantenere
alla superficie pittorica la sua conformazione
originaria. Nella sostituzione del supporto ligneo,
quando sia indispensabile, è da escludersi la
sostituzione con un nuovo supporto composto di massello
di legno, ed è consigliabile attuare l'applicazione su
un supporto rigido solo quando si sia assolutamente certi
che il supporto stesso non avrà un indice di dilatazione
diverso da quello del supporto rimosso. Comunque il
collante del supporto alla tela del dipinto trasportato
dovrà essere facilmente solubile senza danno né della
pittura né del collante che lega gli strati pittorici
alla tela di tra sporto. Qualora il supporto originario
ligneo sia in buono stato ma abbia bisogno di
raddrizzature o di rinforzi o di parchettatura, si tenga
presente che, ove non sia proprio indispensabile ai fini
ella fruizione estetica del dipinto, è sempre meglio non
intervenire su un legno vecchio e ormai stabilizzato. se
si interviene, occorre farlo con precise regole
tecnologiche, che rispettino l'andamento delle fibre del
legno. Di questo si dovrà prendere una sezione,
individuarne la specie botanica e conoscerne l'indice di
dilatazione. Qualsiasi aggiunta dovrà essere compiuta
con legno stagionato e a piccoli segmenti, così da
renderla la più inerte possibile rispetto al vecchio
supporto su cui si inserisce. I La parchettatura, con
qualsiasi materiale venga eseguita, deve fondamentalmente
assicurare i movimenti naturali del legno su cui viene
infissa. Nel caso dei dipinti su tela, l'eventualità di
un trasporto deve essere attuata con la graduale e
controllata distruzione della tela fatiscente, mentre per
la imprimitura eventuale (o preparazione) dovranno
seguirsi gli stessi criteri che per le tavole. Qualora si
tratti di pitture senza preparazione, in cui un colore
molto liquido fu dato direttamente sul supporto come nei
bozzetti di Rubens), il trasporto non sarà possibile.
L'operazione di rintelatura, comunque venga eseguita,
deve evitare compressioni eccessive e temperature troppo
alte per la pellicola pittorica. Da escludersi sempre e
nel modo più tassativo operazioni di applicazioni di un
dipinto su tela ad un supporto rigido (maruflage). I
telai dovranno essere concepiti in modo da assicurare non
solo la tensione giusta, ma possibilmente da ristabilirla
automaticamente, quando, per cause i variazioni
termoigrometriche, la tensione venisse a cedere.
PREVIDENZE DA TENERE PRESENTI NELL'ESECUZIONE DI RESTAURI
A PITTURE MURALI
Per le pitture mobili la determinazione della tecnica
può dare luogo talvolta a una ricerca insoluta e, allo
stato attuale, insolubile, anche per le generiche
categorie di pittura a tempera, a olio, a encausto, a
acquerello o a pastello; per le pitture murali, eseguite
comunque su manufatto o direttamente su marmo, pietra
ecc., la definizione del medium usato non sarà talora
meno problematica (come per le pitture murali di epoca
classica), ma d'altro canto ancora più indispensabile
per procedere a qualsiasi operazione di pulitura, di
fissaggio, di strappo o di distacco. Soprattutto
dovendosi procedere allo strappo o al distacco, prima
dell'applicazione dei veli protettivi a mezzo di un
collante solubile è necessario accertarsi che il
diluente non scioglierà o intaccherà il medium della
pittura da restaurare. Inoltre, se si tratterà di una
tempera, e generalmente per le parti a tempera degli
affreschi, dove certi colori non potevano essere dati a
buon fresco, sarà indispensabile un fissaggio
preventivo.
Talora, quando i colori della pittura murale si
presentino allo stato più o meno avanzato di
pulverulenza, occorrerà anche una cura speciale per la
spolveratura, in modo da asportare la minor parte
possibile del colore pulverulento originario. Circa la
fissatura del colore, bisogna orientarsi verso un
fissativo che non sia di natura organica, forzi il meno
possibile i toni originari, non divenga irreversibile col
tempo.
La polvere andrà esaminata per vedere se contenga
formazioni fungine e quali cause si possano attribuire
alle formazioni delle stesse. Qualora si possano
accertare le cause di queste ultime e si trovi un
fungicida adatto, occorrerà assicurarsi che non danneggi
la pittura e possa essere facilmente rimosso.
Quando si debba necessariamente orientarsi sulla
rimozione del dipinto dal supporto, fra i metodi da
scegliere, con equivalenti probabilità di riuscita,
dovrà scegliersi lo strappo, per la possibilità che
offre di recuperare la sinopia preparatoria, in caso di
affreschi, ed anche perché libera la pellicola pittorica
dai residui di un intonaco fatiscente o ammalato.
Circa il supporto su cui ricollocare la pellicola
pittorica, occorre che offra le massime garanzie di
stabilità, inerzia e neutralità (assenza di pH);
occorrerà altresì che possa essere costruito nelle
dimensioni stesse del dipinto, senza suture intermedie,
che risalterebbero inevitabilmente, col passare del
tempo, sulla superficie pittorica. Il collante con cui si
fisserà la tela aderente alla pellicola pittorica sul
nuovo supporto dovrà potersi sciogliere con tutta
facilità con un solvente che non danneggi la pittura.
Qualora si preferisca mantenere il dipinto trasportato su
tela, naturalmente rinforzata, il telaio dovrà essere
studiato in modo, e con materie tali, da avere la massima
stabilità, elasticità ed automaticità nel ristabilire
la tensione che per qualsiasi ragione, climatica o meno,
venisse a variare.
Qualora invece che di pitture si tratti di staccare dei
mosaici, occorrerà assicurarsi che le tessere, ove non
costituiscano una superficie completamente piana, siano
fissate e possano essere riapplicate con la collocazione
originaria. Prima dell'applicazione dei veli e
dell'armatura di sostegno, ci si dovrà assicurare dello
stato di conservazione delle tessere ed eventualmente
consolidarle. Particolare cura dovrà essere posta nel
conservare le caratteristiche tettoniche della
superficie.
PREVIDENZE DA TENERE PRESENTI NELL'ESECUZIONE DI RESTAURI
AD OPERE DI SCULTURA
Dopo accertata la materia ed eventualmente la tecnica con
cui le sculture sono state eseguite (se in marmo, pietra,
stucco, cartapesta, terracotta, terracotta invetriata,
terra non cotta, terra non cotta e dipinta, ecc.), ove
non risultino parti dipinte e sia necessaria una
pulitura, è da escludersi l'esecuzione di lavaggi tali
che, anche se lascino intatta la materia, ne intacchino
la patina.
Perciò, nel caso di sculture di scavo o trovate in acqua
(mare, fiumi ecc.) se vi saranno incrostazioni, queste
dovranno essere rimosse preferibilmente con mezzi
meccanici, o, se con solventi solventi, che questi siano
tali da non intaccare la materia della scultura e tanto
meno fissarvisi.
Qualora si tratti di sculture in legno, e questo sia in
stato fatiscente, l'uso di fissativi dovrà essere
subordinato alla conservazione dell'aspetto originario
della materia lignea. Se il legno sia infestato da tarli,
termiti ecc., occorrerà sottoporlo all'azione di gas
idonei, ma quanto più possibile si deve evitare
l'imbibizione con liquidi che, anche in assenza di parti
dipinte, potrebbero alterare l'aspetto del legno.
Nel caso di sculture ridotte in frammenti, l'uso di
eventuali perni, sostegni ecc., dovrà essere subordinato
alla scelta di metallo non ossidabile. Per gli oggetti in
bronzo si raccomanda una particolare cura per la
conservazione della patina nobile (atacamite, malachite
ecc.), sempre che al di sotto di essa non esistano gradi
di corrosione in atto.
AVVERTENZE GENERALI PER LA RICOLLOCAZIONE DI OPERE D'ARTE
RESTAURATE
Come linea di condotta assoluta non si dovrà mai
rimettere un opera d'arte restaurata nel luogo
originario, se il restauro fu occasionato dallo stato
termoigrometrico del luogo in generale o ella parete in
particolare, e se il luogo o la parete non avranno
subìto interventi tali (risanamento, climatizzazione
ecc.) che garantiscano la conservazione e la salvaguardia
dell'opera d'arte.
Allegato d
Istruzioni per la tutela dei "Centri Storici"
Ai fini dell'individuazione dei Centri Storici, vanno
presi in considerazione non solo i vecchi
"centri" urbani tradizionalmente intesi, ma
-più in generale- tutti gli insediamenti umani le cui
strutture, unitarie o frammentarie, anche se parzialmente
trasformate nel tempo, siano state costituite nel passato
o, tra quelle successive, quelle eventuali aventi
particolare valore di testimonianza storica o spiccate
qualità urbanistiche o architettoniche. Il carattere
storico va riferito all'interesse che detti insediamenti
presentano quali testimonianze di civiltà del passato e
quali documenti di cultura urbana, anche
indipendentemente dall'intrinseco pregio artistico o
formale o dal loro particolare aspetto ambientale, che ne
possono arricchire o esaltare ulteriormente il valore, in
quanto non solo l'architettura, ma anche la struttura
urbanistica possiede, di per se stessa, significato e
valore. Gli interventi di restauro nei Centri Storici
hanno il fine di garantire -con mezzi e strumenti
ordinari e straordinari- il permanere nel tempo dei
valori che caratterizzano questi complessi. Il restauro
non va, pertanto, limitato ad operazioni intese a
conservare solo i caratteri formali di singole
architetture o di singoli ambienti, ma esteso alla
sostanziale conservazione delle caratteristiche 'insieme
dell'intero organismo urbanistico e di tutti gli elementi
che concorrono a definire dette caratteristiche. Perché
l'organismo urbanistico in parola possa essere
adeguatamente salvaguardato, anche nella sua continuità
nel tempo e nello svolgimento in esso di una vita civile
e moderna, occorre anzitutto che i Centri Storici siano
riorganizzati nel loro più ampio contesto urbano e
territoriale e nei loro rapporti e connessioni con
sviluppi futuri: ciò anche al fine di coordinare le
azioni urbanistiche in modo da ottenere la salvaguardia e
il recupero del centro storico a partire dall'esterno
della città, attraverso una programmazione adeguata
degli interventi territoriali. Si potrà configurare
così, attraverso tali interventi (da attuarsi mediante
gli strumenti urbanistici), un nuovo organismo urbano,
nel quale siano sottratte al centro storico le funzioni
che non sono congeniali ad un suo recupero in termini di
risanamento conservativo.
Il coordinamento va considerato anche in rapporto
all'esigenza di salvaguardia del più generale contesto
ambientale territoriale, soprattutto quando questo abbia
assunto valori di particolare significato strettamente
connessi alle strutture storiche così come sono
pervenute a noi (come, ad esempio, la corona collinare
intorno a Firenze, la laguna veneta, le centuriazioni
romane della Val Padana, la zona dei trulli pugliese
ecc.). Per quanto riguarda i singoli elementi attraverso
i quali si attua la salvaguardia dell'organismo nel suo
insieme, sono da prendere in considerazione tanto gli
elementi edilizi, quanto altri elementi costituenti gli
spazi esterni (strade, piazze ecc.) ed interni (cortili,
giardini, spazi liberi ecc.), ed altre strutture
significanti (mura, porte, rocce ecc.), nonché eventuali
elementi naturali che accompagnano l'insieme
caratterizzandolo più o meno accentuatamente (contorni
naturali, corsi d'acqua, singolarità geomorfologiche
ecc.). Gli elementi edilizi che ne fanno parte vanno
conservati non solo nei loro aspetti formali, che ne
qualificano l'espressione architettonica o ambientale, ma
altresì nei loro caratteri tipologici in quanto
espressione di funzioni che hanno caratterizzato nel
tempo l'uso degli elementi stesi.
Ogni intervento di restauro va preceduto, ai fini
dell'accertamento di tutti i valori urbanistici,
architettonici, ambientali, tipologici, costruttivi,
ecc., da un'attenta operazione di lettura storico
critica: i risultati della quale non sono volti tanto a
determinare una differenziazione operativa; poiché su
tutto il complesso definito come centro storico si dovrà
operare con criteri omogenei;quanto piuttosto alla
individuazione dei diversi vari gradi di intervento, a
livello urbanistico e a livello edilizio, qualificandone
il necessario "risanamento conservativo".
A questo proposito occorre precisare che per risanamento
conservativo devesi intendere, anzitutto, il mantenimento
delle strutture viario;edilizie in generale (mantenimento
del tracciato, conservazione della maglia viaria, del
perimetro degli isolati ecc.); e inoltre il mantenimento
dei caratteri generali dell'ambiente che comportino la
conservazione integrale delle emergenze monumentali ed
ambientali più significative e l'adattamento degli altri
elementi o singoli organismi edilizi alle esigenze di
vita moderna,considerando solo eccezionali le
sostituzioni, anche parziali, degli elementi stessi e
solo nella misura in cui ciò sia compatibile con la
conservazione del carattere generale delle strutture del
centro storico. I principali tipi di intervento a livello
urbanistico sono:
a) Ristrutturazione urbanistica. È intesa a verificarne,
ed eventualmente a correggerne laddove carenti, i
rapporti con la struttura territoriale o urbana con cui
esso forma unità. Di particolare importanza è la
analisi del ruolo territoriale e funzionale che il centro
storico svolge nel tempo ed al presente. Attenzione
speciale in questo senso va posta all'analisi ed alla
ristrutturazione (lei rapporti esistenti fra centro
storico e sviluppi urbanistici ed edilizi contemporanei,
soprattutto dal punto di vista funzionale, con
particolare riguardo alla compatibilità di funzioni
direzionali. L'intervento di ristrutturazione urbanistica
dovrà attendere a liberare i Centri storici da quelle
destinazioni funzionali, tecnologiche o, in generale,
d'uso, che provocano un effetto caotico e degradante
degli stessi.
b) Riassetto viario. Va riferito all'analisi ed alla
revisione dei collegamenti viari e dei flussi di traffici
che ne investono la struttura, col fine prevalente di
ridurne gli spetti patologici e ricondurre l'uso del
centro storico a funzioni compatibili con le strutture di
un tempo. Da considerare la possibilità di immissione
delle attrezzature e di quei servizi pubblici
strettamente connessi alle esigenze di vita del centro.
c) Revisione dell'arredo urbano. Esso concerne le vie, le
piazze e tutti gli spazi liberi esistenti (cortili, spazi
interni, giardini ecc.), ai fini di una omogenea
connessione tra edifici e spazi esterni. I principali
tipi di intervento a livello edilizio sono:
1) Risanamento statico ed igienico degli edifici,
tendente al mantenimento della loro struttura e ad un uso
equilibrato della stessa; tale intervento va attuato
secondo le tecniche, le modalità e le avvertenze di cui
alle istruzioni per la condotta dei restauri
architettonici. In questo tipo di intervento è di
particolare importanza il rispetto delle qualità
tipologiche, costruttive e funzionali dell'organismo,
evitando quelle trasformazioni che ne alterino i
caratteri.
2) Rinnovamento funzionale degli organismi interni, (la
permettere soltanto là dove si presenti indispensabile
ai fini del mantenimento in uso dell'edificio. In questo
tipo di intervento è di importanza fondamentale il
rispetto delle qualità tipologiche e costruttive degli
edifici, proibendo tutti quegli interventi che ne
alterino i caratteri, così come gli svuotamenti della
struttura edilizia o l'introduzione di funzioni che
deformano eccessivamente l'equilibrio tipologico e
costruttivo dell'organismo. Strumenti operativi dei tipi
di intervento sopra elencati sono essenzialmente: - piani
regolatori generali, ristrutturanti i rapporti tra centro
storico e territoriale e tra centro storico e città nel
suo insieme; - piani particolareggiati relativi alla
ristrutturazione del centro storico nei suoi elementi
più significativi; - piani esecutivi di comparto, estesi
ad un isolato o ad un insieme di elementi organicamente
raggruppabili.
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